Ponte Sant'Angelo sul Tevere a Roma con le statue degli angeli e Castel Sant'Angelo sullo sfondo
Ponte Sant'Angelo sul Tevere a Roma con le statue degli angeli e Castel Sant'Angelo sullo sfondo — foto: Krzysztof Golik · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Roma esiste perché c'era il Tevere. Il primo insediamento nacque dove il fiume si poteva attraversare, in corrispondenza dell'Isola Tiberina, e dove la navigabilità dal mare permetteva ai commerci di risalire verso l'interno. Per secoli il Tevere è stato la strada principale della città. Oggi scorre parecchi metri sotto il livello delle strade, dietro alti muri di pietra, e molti visitatori lo attraversano senza accorgersene.

Il fiume che ha fatto la città

Il Tevere nasce sull'Appennino tosco-romagnolo, sul Monte Fumaiolo, e dopo poco più di quattrocento chilometri sfocia nel Tirreno: è il terzo fiume italiano per lunghezza. Attraversa Roma con un ampio doppio meandro che disegna la forma stessa della città storica, separando il nucleo antico dalla riva destra, dove si trovano il Vaticano, Prati e Trastevere.

Nell'antichità era un'infrastruttura a tutti gli effetti: sulla riva sinistra si allineavano gli approdi commerciali, e il monte dei cocci del Testaccio è l'accumulo di milioni di anfore da olio frantumate in quel porto fluviale. Lo stesso fiume, però, esondava con regolarità: nelle chiese del centro si trovano ancora le lapidi che registrano i livelli delle piene, spesso a un'altezza che oggi sembra impossibile.

I muraglioni: la separazione ottocentesca

Il rapporto fra Roma e il suo fiume cambia bruscamente dopo la disastrosa alluvione del 1870, che allagò il centro pochi mesi dopo l'annessione al Regno d'Italia. La risposta fu radicale: incanalare il Tevere fra due enormi muri di contenimento rivestiti in travertino, progettati per resistere a qualunque piena. I lavori, avviati nel decennio successivo su progetto dell'ingegnere Raffaele Canevari, proseguirono per anni.

Il risultato è ambivalente. Da un lato le inondazioni cessarono, e questo salvò Roma da un problema secolare. Dall'altro i muraglioni cancellarono un intero paesaggio urbano: gli approdi, le scalinate che scendevano all'acqua, i mulini galleggianti, il celebre porto di Ripetta con la sua gradinata settecentesca, i quartieri affacciati sul fiume. Roma smise di essere una città fluviale e il Tevere divenne un canale profondo da attraversare, non un luogo da abitare.

Ponte Sant'Angelo e gli angeli del Bernini

Il ponte più bello di Roma è anche uno dei più antichi ancora in uso. Fu costruito nel II secolo dall'imperatore Adriano, con il nome di Pons Aelius, per collegare il centro al proprio mausoleo sulla riva destra: quel mausoleo, trasformato nei secoli in fortezza, prigione e rifugio dei papi, è oggi Castel Sant'Angelo. Era la via d'accesso obbligata dei pellegrini diretti a San Pietro, e nei secoli fu teatro di processioni e di tragedie da calca.

Il suo aspetto attuale si deve al Seicento. Papa Clemente IX affidò a Gian Lorenzo Bernini il progetto di una nuova decorazione, e l'artista ideò dieci angeli, ciascuno con in mano uno strumento della Passione, dalla colonna e dai flagelli alla corona di spine, alla croce, alla lancia. Le sculture furono eseguite in gran parte dalla bottega e dagli allievi; due statue realizzate personalmente dal maestro furono giudicate troppo preziose per restare esposte alle intemperie e sostituite da copie, mentre gli originali sono conservati in una chiesa del centro.

Ponte Vittorio Emanuele II e Ponte Milvio

Poco più a valle, Ponte Vittorio Emanuele II appartiene alla Roma umbertina: inaugurato nei primi anni del Novecento, collega il corso omonimo all'area vaticana con tre ampie arcate. La sua caratteristica sono i gruppi scultorei, quattro Vittorie alate in bronzo sui piloni d'angolo e grandi gruppi allegorici in travertino alle testate, che celebrano l'unità d'Italia e la libertà: un ponte enfatico, utile a capire come la nuova capitale volesse rappresentarsi.

Ponte Milvio, molto più a nord, racconta una storia lunghissima. Le sue origini risalgono all'età repubblicana e la ricostruzione in pietra si colloca nel II secolo avanti Cristo: era il punto in cui la via Flaminia scavalcava il Tevere, quindi l'ingresso settentrionale della città. È legato alla battaglia combattuta nelle sue vicinanze nel 312 fra Costantino e Massenzio, che aprì la strada al riconoscimento del cristianesimo. Restaurato nell'Ottocento, quando gli fu aggiunta la torretta neogotica all'ingresso, oggi è pedonale.

L'Isola Tiberina e il ponte più antico

Al centro del fiume, l'Isola Tiberina è il luogo dove tutto è cominciato: qui il Tevere si divide e si guada più facilmente, e qui gli antichi collocarono il santuario di Esculapio, dio della medicina. Quella vocazione non si è mai interrotta — sull'isola c'è ancora oggi un ospedale, accanto alla basilica medievale — e la forma allungata dell'isolotto, che ricorda una nave, fu in antico accentuata da un rivestimento in travertino sagomato a prua.

L'isola è collegata alla riva sinistra da Ponte Fabricio, costruito nel 62 avanti Cristo e considerato il ponte più antico di Roma ancora integro e percorribile: i romani lo chiamano ponte dei Quattro Capi per le erme a quattro facce collocate ai parapetti. Sull'altro lato, Ponte Cestio porta a Trastevere. Poco più a valle emerge dall'acqua un'unica arcata isolata, ciò che resta del più antico ponte in muratura della città, crollato più volte e mai più ricostruito: i romani lo chiamano semplicemente Ponte Rotto.

Il modo migliore per vedere il Tevere è scendere al livello dell'acqua. Dalle rampe che si aprono lungo i muraglioni si accede alle banchine, dove un percorso quasi continuo permette di camminare e pedalare per chilometri sotto il piano stradale, con una prospettiva dal basso su ponti e palazzi. Prima di scendere conviene verificare lo stato dei percorsi, che dopo le piene invernali possono essere chiusi o impraticabili.

Il quartiere Prati

Residenziale, ordinato e a due passi dal Vaticano: la zona giusta per dormire senza rinunciare alla vicinanza al centro.