A Roma la fontana non è un arredo urbano: è il punto di arrivo di un acquedotto e, dal Cinquecento in poi, il modo in cui i papi rendevano visibile un'opera pubblica. Le piazze barocche nascono da questa logica, l'acqua arriva e attorno al punto in cui sgorga si costruisce una scena. Capito questo, un giro tra fontane e piazze smette di essere una collezione di cartoline.
Fontana di Trevi: l'acqua che viene da lontano
La Fontana di Trevi è la mostra terminale dell'Acqua Vergine, l'acquedotto fatto costruire da Agrippa in età augustea e rimasto in funzione, tra interventi e restauri, per due millenni. La monumentalizzazione settecentesca si deve a Nicola Salvi, che addossò la scena alla facciata di Palazzo Poli: al centro Oceano sul carro a conchiglia, trainato da cavalli marini guidati da tritoni, uno inquieto e uno docile, a rappresentare i due volti del mare.
La fontana è incastrata in una piazza piccola, e questo spiega insieme l'effetto scenografico e la folla permanente. I momenti migliori per vederla sono la prima mattina e la notte fonda. La consuetudine di lanciare una moneta voltando le spalle è recente rispetto al monumento, ma ormai fa parte del rito: le monete vengono raccolte e destinate a fini benefici.
Piazza Navona: uno stadio diventato piazza
La forma allungata con un'estremità curva non è un capriccio urbanistico: Piazza Navona ricalca esattamente la pianta dello stadio di Domiziano, costruito alla fine del I secolo per le gare atletiche. Le case che la delimitano poggiano sulle strutture delle gradinate e in un angolo se ne vedono ancora i resti, sotto il livello stradale.
Al centro, la Fontana dei Quattro Fiumi di Gian Lorenzo Bernini sorregge un obelisco su una scogliera traforata, con quattro colossi che personificano il Nilo, il Gange, il Danubio e il Rio della Plata, cioè i continenti allora conosciuti. Il Nilo ha il capo velato perché le sue sorgenti erano ignote. Alle due estremità della piazza si trovano la Fontana del Moro e quella del Nettuno, impostate nel Cinquecento da Giacomo della Porta e completate molto più tardi.
Piazza di Spagna e la Barcaccia
Ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti, la Barcaccia raffigura una barca semiaffondata. La forma insolita ha una ragione tecnica: in quel punto la pressione dell'acqua era troppo bassa per un getto in altezza, e si scelse una soluzione orizzontale, quasi adagiata sul selciato. L'opera si deve a Pietro Bernini, con la probabile collaborazione del figlio Gian Lorenzo.
La scalinata, settecentesca, collega la piazza alla chiesa di Trinità dei Monti con un movimento a rampe e terrazze che è puro teatro urbano. Va ricordato che il regolamento comunale vieta di sedersi sui gradini e sui bordi delle fontane monumentali, con sanzioni previste: è una regola applicata sul serio.
Piazza del Popolo e la Fontana del Tritone
Piazza del Popolo ha l'assetto ovale che le diede Giuseppe Valadier all'inizio dell'Ottocento, ma il suo fulcro è molto più antico: l'obelisco Flaminio, portato dall'Egitto per volere di Augusto. Sul lato meridionale le due chiese cosiddette gemelle incorniciano l'imbocco del tridente di strade che porta verso il centro; sul lato opposto, Santa Maria del Popolo custodisce due tele di Caravaggio e una cappella progettata da Raffaello.
Più a est, in Piazza Barberini, la Fontana del Tritone è una delle prove più limpide del Bernini architetto e scultore insieme: quattro delfini reggono una grande conchiglia aperta sulla quale siede il tritone che soffia nella buccina. All'angolo della piazza, la piccola Fontana delle Api completa il gruppo.
Bernini e Borromini: una rivalità raccontata male
Su Piazza Navona si affaccia Sant'Agnese in Agone, con la facciata concava di Francesco Borromini. La guida orale più diffusa racconta che il Rio della Plata alzi il braccio per ripararsi dal crollo della chiesa rivale e che il Nilo si veli il capo per non guardarla. È una storia deliziosa e falsa: la fontana era già terminata quando Borromini prese in mano il cantiere della facciata.
La rivalità fu comunque reale e produsse due linguaggi opposti: Bernini teatrale, narrativo, fatto per essere guardato da lontano; Borromini geometrico, ossessionato dalla curva e dalla luce, da osservare stando dentro l'edificio. Vederli nello stesso giorno, a poche centinaia di metri di distanza, resta il modo migliore per capire il Seicento romano.
Tutti questi luoghi si raggiungono con facilità dalla zona Prati: una passeggiata lungo il Tevere oppure una manciata di fermate di metropolitana separano la zona dei Musei Vaticani dal cuore della Roma barocca.
Una base a due passi dal Vaticano
85 metri quadri nella zona Prati, fino a 8 ospiti, a pochi minuti a piedi dai Musei Vaticani e dalla metro Cipro.